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“Ogni battito di ciglia, segna per il nostro cervello, l’inizio di una nuova avventura”.
Gruter

Quando l’artista sceglie Occhio come soggetto, la panoramica diventa talmente ampia, da non conoscere limite. Dinamiche attive e passive in questa ricerca. Percorso che pone l’artista nella condizione:  guardare, ed essere guardato .

E se niente rimanesse in ombra e tutto diventasse nitido, in questo gioco degli sguardi.

Se l’attenzione su di noi fosse la loro. Se poi invece, ci fermassimo alla loro bellezza e per opera dell’artista ne vedessimo esasperata solo pura forma. Se riflettessimo su come ogni occhio è contenitore del reale, ma anche su come esso può spingere la mente a immaginare Infinito. Da lui l’input al cervello per ogni percezione del colore e sublimazione dello spazio, ma attraverso di lui anche, ogni stimolo per la fantasia.

Se è lui il vero strumento che segna l’inizio di ogni storia come sostiene Gruter, è a lui che l’artista torna per raccontare storie private e anima di chi ritrae. Attraverso un procedimento che inevitabilmente lo porta ad indagare e ad esprimere, per mezzo della sua arte, il proprio punto di vista.

Domande inevitabili, ipotesi possibili. Siamo davanti all’opera di Carola Masini.

Azione artistica come reazione al guardare, mentre si viene guardati. Così lavora Carola Masini, nel suo studio, sorvegliata, sorveglia e crea i suoi Occhi. Nella sua ricerca figurativo-concettuale, ogni materiale interagisce con l’opera, mentre  gli stessi sguardi sembrano interagire tra di loro.

Vedendola lavorare si percepisce come il  tempo dell’opera sia in continuo divenire, moto perpetuo. Gli Occhi che si muovono e guardando, chiedono di essere guardati. A loro l’artista assegna carattere e identità in un processo lento, fatto di pause. Respiri. L’intervento deve essere minuzioso, ponderato.

L’opera finita comunicherà il tempo romantico in cui e con il quale, è stata creata.

La storia dell’arte insegna che la somiglianza di ogni soggetto al suo ritratto, passa dall’accentuazione dello sguardo, che di esso fa l’artista. Mentre dipinge, gli ruba un poco d’anima. Possono volerci giorni, ore o una sola pennellata. Ma l’espressione è assoluto punto di partenza e arrivo, è la verità custodita negli occhi. Questo insegna l’arte moderna, questo il pregiudizio che accompagna la nascita dell’arte fotografica nella storia. Lo sguardo stabilirà le affinità elettive tra l’artista e il suo soggetto. Come Arte vuole, come sempre avviene, come nelle epoche si mantiene, come dovremmo prestare attenzione.

Come ora, ci troviamo coinvolti poiché ennesimi spettatori.

Sono occhi, sguardi raccolti e immortalati. Una restituzione psicologica del soggetto “Occhio”, con attenzione al particolare e sollecitazione al dettaglio. Il soggetto Occhio, inserito in un istallazione che lo ritrae immobile, ma allo stesso tempo, attivo e dinamico dato il suo essere stato immortalato in tutti i movimenti possibili, inserito  su supporto asettico e geometrico, attraverso un processo di decontestualizzazione ed esasperazione artistica dell’atteggiamento e dei particolari, ferma l’attenzione sull’interpretazione che di esso da l’artista.  

Elegante rituale della creazione di Carola Masini: la scelta degli Occhi, dove guardano, di cosa e in che maniera ne incornicerà lo sguardo, fino a stabilire dove e chi dovrà guardarli.

La tecnica è raffinatissimo collage. Stoffe cucite, carta elaborata da oli ed emulsioni: l’opera diventa  pittura d’assemblaggio. L’elemento plastico del supporto dell’immagine fotografica, la volontà di stampare gli Occhi precedentemente fotografati su stoffa e renderli ‘cuscini’,  gli regala tridimensionalità per avvicinarli alla sembianza reale. Fatto questo, l’artista seleziona il punto d’interesse e inizia la fase della decostruzione.  Come se avesse deciso di procedere dopo aver sezionato un volto e scelto di lavorare sulla sezione più complessa, quella in cui psicologia e anima, sacro e profano,  convivono: gli occhi.

L’intervento dell’artista tecnicamente è al limite tra arte, scultura, istallazione e design. Cuscini d’occhi inseriti su supporto ligneo perfettamente geometrico. Sequenze scandite dal ritmo regolare delle distanze imposte. Forse discorsi. Sicuramente impressioni. Espressione, per eccellenza.

Carola Masini in quest’opera, ricerca e scopre attraverso la tecnica artistica del collage, dell’antica arte del cucire, che rivendica l’affermazione di una femminilità forte e gioiosa da parte dell’artista, il pennello che regala colpi di bianco per tirare fuori e incorniciare. In questi giardini magici dove nasce l’arte e si coltiva la forza della tecnica assunta grazie allo studio dei mestieri, nascono gli Occhi di Carola Masini.

Lavoro calmo ed elegante, elabora seguendo l’ispirazione come in un’antica liturgia fatta di gesto che asseconda forma;  interviene con cura sull’immagine e attraverso i suoi materiali ottiene esiti plastici ineccepibili. Stabilisce verso dove, come e chi sta guardando. Il cerchio verrà chiuso, quando quello stesso sguardo, in mostra, verrà guardato.

E’ così che lo spazio del supporto, come quello del sito che lo accoglie, attraverso l’opera cessa di essere superficie o semplice dimensione, per divenire ambiente e luogo della manifestazione massima  dell’atto: Guardare.

Foto. Pittura. Scultura. Assemblaggio. Istallazione. Performance.

Questo sono gli Occhi di Carola Masini.

Romina Guidelli